Pubalgia in bici: cos’è, sintomi e come tornare a pedalare senza dolore

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Dott. Pasquale de StefanoBiomeccanico del ciclismo
Aggiornato:26 Aprile 2026
11 min lettura
Pubalgia in bici: cos’è, sintomi e come tornare a pedalare senza dolore

La pubalgia in bici è uno dei dolori più subdoli che un ciclista può sviluppare: parte come un fastidio sordo all’inguine, viene ignorato per settimane, poi diventa così acuto da impedire di salire in sella. Come biomeccanico del ciclismo, in studio mi capita di vedere ciclisti che hanno smesso di pedalare per mesi prima di capire da dove arrivava il problema. In questo articolo ti spiego cos’è la pubalgia, come riconoscere i sintomi e soprattutto come tornare a pedalare senza dolore, partendo dalle cause vere — che quasi sempre stanno nella tua posizione in sella.

Cos’è la pubalgia nel ciclista

La pubalgia è un’infiammazione cronica della zona dell’osso pubico, dove convergono molti tendini muscolari: gli adduttori della coscia, il retto addominale, l’ileo-psoas e i muscoli del pavimento pelvico. È un dolore di sovraccarico, non di trauma: nasce dal lavoro ripetuto, microscopico, di queste strutture sotto tensione costante. Per questo si manifesta più nei ciclisti, nei runner e nei calciatori che in chi pratica sport esplosivi a basso volume.

Nel ciclismo la pubalgia è particolarmente insidiosa per due ragioni. Primo, il movimento di pedalata è ripetitivo e simmetrico, quindi una piccola asimmetria nel setup della bici diventa, nel tempo, un sovraccarico cumulato. Secondo, la posizione in sella mantiene il bacino bloccato per ore, con il flessore d’anca in posizione accorciata: una condizione che predispone proprio quei muscoli al sovraccarico tendineo. Non è una malattia da agonisti puri: la vedo regolarmente anche in ciclisti che fanno 4-5 uscite a settimana di volume medio.

Anatomia della sinfisi pubica con inserzioni di adduttori e ileo-psoas
La sinfisi pubica con le inserzioni dei muscoli adduttori e dell’ileo-psoas, le strutture coinvolte nella pubalgia del ciclista.

I sintomi della pubalgia in bici: come riconoscerla

I sintomi della pubalgia seguono un’evoluzione tipica, che ti permette di capire in che fase ti trovi e quanto è urgente fermarsi.

Fase iniziale: dolore sordo, mal localizzato, all’inguine o al basso ventre, di solito su un lato solo (la gamba dominante). Senti il fastidio dopo le uscite più lunghe, sparisce in 24-48 ore di riposo. È la fase in cui quasi tutti ignorano il segnale e continuano ad allenarsi normalmente.

Fase intermedia: il dolore si presenta durante la pedalata, soprattutto sui rilanci e in salita quando devi spingere forte. Si estende verso l’interno coscia o sopra il pube, e iniziano a comparire fitte quando scendi dalla bici o ti pieghi per allacciare le scarpe.

Fase avanzata: il dolore non è più legato solo allo sforzo. Si manifesta a riposo, di notte a letto quando giri sul fianco, e in azioni banali come tossire o starnutire. A questo punto sospendere la bici è obbligatorio, ma il problema spesso richiede settimane di lavoro fisioterapico per essere risolto.

Il dolore della pubalgia ha una caratteristica diagnostica importante: peggiora con la contrazione isometrica degli adduttori. Se ti siedi su una sedia e stringi un cuscino tra le ginocchia, dovresti sentire dolore. Se ti fa male all’inguine quando fai questo gesto, sei nella fase intermedia o avanzata.

Le cause della pubalgia nei ciclisti

La pubalgia in bicicletta non nasce mai da una causa singola: è quasi sempre la somma di un setup sbagliato, di squilibri muscolari pre-esistenti e di un carico di allenamento cresciuto troppo in fretta. Identificare la causa principale è il primo passo per non riprenderla appena torni a pedalare.

Posizione in sella errata

È la causa numero uno e quella che vedo più spesso. Una sella troppo alta costringe il bacino a oscillare a ogni pedalata, sovraccaricando gli adduttori. Una sella troppo arretrata aumenta la trazione sull’ileo-psoas. Una distanza eccessiva dal manubrio obbliga il bacino in retroversione cronica, comprimendo la zona pubica. Anche tacchette mal regolate contribuiscono: una rotazione di 2-3 millimetri può cambiare l’asse di lavoro dell’anca e iniziare a stressare gli adduttori. Per evitarlo, ti consiglio di leggere la guida dedicata alla posizione corretta in bici da corsa.

Squilibri muscolari tra adduttori e core

Nel ciclista tipo c’è quasi sempre una disparità di forza: gli adduttori e i quadricipiti sono ipertrofici, gli addominali profondi e il core sono deboli. Il bacino, che dovrebbe essere stabile durante la pedalata, viene “tenuto” dagli adduttori in compenso, e nel tempo si infiamma il loro punto di inserzione sul pube. Senza un core forte, ogni piano di recupero della pubalgia fallisce: torni in sella e dopo poche settimane il problema ricompare.

Ileo-psoas accorciato

L’ileo-psoas è il principale flessore dell’anca, fondamentale per “richiamare” la gamba nella fase alta della pedalata. Stare ore con il busto piegato in avanti — sia in bici che in ufficio — lo accorcia progressivamente. Quando il muscolo è cronicamente accorciato, tira sul tratto lombare e sul bacino, contribuendo a sovraccaricare la sinfisi pubica. È il motivo per cui ciclisti che lavorano otto ore seduti sviluppano pubalgia con volumi di pedalata anche modesti.

Sovraccarico funzionale

Aumenti repentini del volume di allenamento, troppe uscite intense ravvicinate, una granfondo affrontata senza preparazione progressiva. Il corpo non ha il tempo di adattare i tendini al nuovo carico. La regola del 10% (mai aumentare il volume settimanale più del 10% rispetto alla settimana precedente) vale anche per evitare la pubalgia, non solo per le tendiniti del ginocchio.

Cosa non fare quando hai la pubalgia

Tre errori che vedo costantemente fare ai ciclisti con pubalgia, e che peggiorano sempre il quadro.

Continuare ad allenarti “tanto fa solo un po’ male”. La pubalgia non guarisce da sola pedalando con il dolore. Ogni uscita in più nella fase intermedia ti porta verso la fase avanzata, dove il recupero richiede non più giorni ma settimane di stop.

Fare stretching aggressivo degli adduttori. Quando il tendine è infiammato, allungarlo forte aumenta l’irritazione. Lo stretching va fatto, ma solo dopo aver superato la fase acuta, in modo dolce e graduale.

Affidarsi solo agli antinfiammatori. I FANS riducono il sintomo ma non agiscono sulla causa biomeccanica. Una pubalgia “spenta” con il farmaco tornerà non appena smetti di prenderlo, se non hai corretto setup, squilibri e carico di allenamento.

Come tornare a pedalare: il percorso di recupero

Recuperare dalla pubalgia è un lavoro a tappe. Saltare anche una sola fase rende il rientro in bici instabile, e il rischio è di tornare al punto di partenza dopo qualche settimana. Il percorso medio dura tra le 4 e le 8 settimane, dipende dalla fase in cui sei intervenuto.

Le 3 fasi di recupero dalla pubalgia in bici
Le tre fasi del recupero: riposo attivo, fisioterapia e ritorno graduale alla bici.

Fase 1: riposo attivo (1-2 settimane)

Stop completo dalla bici. Crioterapia 15-20 minuti tre volte al giorno per i primi 5-7 giorni. Cammina, nuota se possibile (stile libero, evita rana che sollecita gli adduttori). L’obiettivo è spegnere l’infiammazione e dare ai tessuti tempo di iniziare a riparare.

Fase 2: fisioterapia ed esercizi (2-4 settimane)

Quando il dolore a riposo è scomparso, parte il lavoro attivo. Allungamento degli adduttori e dell’ileo-psoas, ma in modo graduale. Rinforzo del core: plank, plank laterali, dead bug, bird dog. Sono esercizi semplici ma vanno fatti con tecnica corretta, meglio se inizialmente sotto la guida di un fisioterapista. Possono essere utili terapie fisiche come TECAR, onde d’urto o laser per accelerare la guarigione tendinea.

Fase 3: ritorno graduale alla bici (1-2 settimane)

Quando il test di contrazione isometrica degli adduttori non provoca più dolore, si rientra in sella. Volumi bassi: 30-40 minuti di pedalata facile, terreno pianeggiante, cadenza alta (90-100 rpm) per evitare carichi muscolari. Si progredisce del 10% a settimana. Niente salite ripide, niente sprint, niente intervalli per almeno 3-4 settimane dal rientro.

La revisione biomeccanica: il passaggio fondamentale

Questo è il punto che la maggior parte degli articoli online tratta superficialmente, e che invece in studio è la differenza tra chi recupera definitivamente dalla pubalgia e chi la riprende ogni 6 mesi. Una visita biomeccanica in fase di rientro serve a verificare e correggere tutto quello che ha contribuito al sovraccarico originario.

In studio mi capita di vedere ciclisti con pubalgia ricorrente da anni, trattata in più cicli di fisioterapia, che tornano in sella e dopo poche settimane si ritrovano con lo stesso dolore. Senza correggere il setup, qualsiasi terapia è solo un palliativo.

Un caso dallo studio

Profilo: ciclista amatoriale, 45 anni, 10 anni di pedalata, granfondista 200-300 km/settimana.

Sintomi all’arrivo: pubalgia ricorrente da due anni, trattata in tre cicli diversi di fisioterapia (FKT, TECAR, onde d’urto). Ogni volta tornava a pedalare, dopo 2 mesi il dolore all’inguine sinistro ricompariva. Aveva paura di smettere definitivamente.

Cosa abbiamo trovato: sella alta di 8 mm, tacchette ruotate verso l’esterno sul piede sinistro (che lo costringeva a un’abduzione costante del ginocchio), attacco manubrio troppo lungo che lo portava in flessione cronica del bacino.

Risultato: tre interventi di 15 minuti ciascuno per correggere sella, tacchette e attacco. Dopo 6 settimane di rientro graduale, pubalgia non più tornata. Follow-up a 12 mesi: zero recidive.

La revisione include anche le tacchette, che sono sottovalutate ma cruciali: una rotazione sbagliata di 2-3 millimetri trasmette a ogni pedalata uno stress laterale all’anca. Per chi vuole capire come intervenire, ho una guida completa su come regolare le tacchette della bici.

Esercizi di prevenzione per non riprendere la pubalgia

Una volta tornato a pedalare, mantenere alcuni gesti di routine è la differenza tra restare bene e ricominciare il ciclo. Sono esercizi semplici, non richiedono attrezzature, da inserire 2-3 volte a settimana dopo le uscite o nei giorni di riposo.

  • Plank frontale: 3×30-45 secondi con bacino allineato. Stabilizza il core e scarica gli adduttori dal ruolo di compenso.
  • Plank laterale: 3×20-30 secondi per lato. Lavora sui muscoli profondi del bacino.
  • Stretching adduttori dolce: posizione “farfalla”, 3×30 secondi senza forzare. Il dolore deve essere zero.
  • Stretching ileo-psoas: affondo profondo con ginocchio a terra, 3×30 secondi per lato. Da fare sempre dopo le uscite lunghe.
  • Squat a corpo libero: 3×12 ripetizioni controllate, scendendo solo fino a 90° di flessione del ginocchio. Costruisce equilibrio tra quadricipiti, glutei e core.

Conclusione: la pubalgia non è una sentenza, ma un segnale

La pubalgia in bici non è una condanna definitiva: è un campanello d’allarme del corpo che ti sta dicendo qualcosa sul tuo setup, sulla tua preparazione muscolare e sul tuo carico di allenamento. Il riposo da solo cura il sintomo ma non la causa. Il rientro graduale + la fisioterapia danno risultati a breve termine. La differenza tra una pubalgia che torna ogni anno e una che resta alle spalle definitivamente la fa quasi sempre la revisione biomeccanica: senza correggere ciò che l’ha generata, il dolore ti aspetta nascosto sotto le prime 8 settimane di rientro.

Se la tua pubalgia è ricorrente nonostante tu abbia fatto fisioterapia e riposo, il problema non è il tuo corpo. È molto probabilmente come stai seduto sulla bici. Risolvere quello significa risolvere tutto.

Fonti

  • Weir A. et al. (2015). Doha agreement meeting on terminology and definitions in groin pain in athletes. British Journal of Sports Medicine. BJSM
  • Serner A. et al. (2015). Diagnosis of acute groin injuries: a prospective study of 110 athletes. American Journal of Sports Medicine. PubMed
  • Hölmich P. et al. (2014). Effectiveness of active physical training as treatment for long-standing adductor-related groin pain in athletes. The Lancet. PubMed
  • Bisciotti G.N. et al. (2018). The groin pain syndrome: an update. Joints. PMC

Come far sparire la pubalgia?

La pubalgia sparisce con un percorso a tre fasi: riposo attivo e crioterapia per 1-2 settimane, fisioterapia con stretching dolce e rinforzo del core per altre 2-4 settimane, ritorno graduale alla bici a volumi bassi. Senza una revisione biomeccanica della posizione in sella però il problema tende a ripresentarsi entro alcuni mesi.

Cosa non fare in caso di pubalgia?

Tre cose vanno evitate assolutamente. Non continuare a pedalare quando il dolore compare durante l’attività, perché passi dalla fase iniziale a quella avanzata in poche settimane. Non fare stretching aggressivo degli adduttori in fase acuta, peggiori l’infiammazione tendinea. Non affidarti solo agli antinfiammatori: spengono il sintomo ma non agiscono sulla causa biomeccanica.

Quanto dura la pubalgia nei ciclisti?

Dipende dalla fase in cui inizi a curarla. Presa nella fase iniziale richiede 2-3 settimane di stop e rientro graduale. In fase intermedia servono 4-6 settimane. Nei casi avanzati, con dolore a riposo, il recupero completo può richiedere 8-12 settimane di fisioterapia mirata e revisione biomeccanica della posizione.

Posso continuare ad andare in bici con la pubalgia?

No, almeno nella fase acuta. Se il dolore compare durante la pedalata, ogni uscita peggiora il quadro e ritarda il recupero. In fase iniziale con dolore solo dopo le uscite si può ridurre drasticamente il volume e l’intensità, ma la scelta giusta è quasi sempre uno stop completo di 7-14 giorni prima di valutare il rientro.

Quale sport fare in alternativa alla bici durante la pubalgia?

Camminata e nuoto stile libero sono i più sicuri. Evita la corsa, che sovraccarica ulteriormente gli adduttori e il pube. Evita il nuoto a rana per lo stesso motivo. La bicicletta sui rulli a basso carico, in fase intermedia di recupero e dopo l’ok del fisioterapista, può essere reintrodotta prima dell’outdoor.

La pubalgia dipende dalla sella o dal telaio della bici?

Più dalla regolazione che dal componente in sé. Una sella di qualità messa troppo alta o troppo arretrata causa pubalgia esattamente come una sella mediocre. Più che il telaio o la sella conta la geometria complessiva: altezza, arretramento, distanza dal manubrio e drop. Una visita biomeccanica verifica questi parametri e li corregge in base alla tua flessibilità e proporzioni corporee.

Dott. Pasquale de Stefano

Dott. Pasquale de Stefano

Biomeccanico del ciclismo, specializzato nell'ottimizzazione della posizione in sella e nella prevenzione degli infortuni. Fondatore del metodo Dottorciclismo, aiuta ciclisti e triatleti a raggiungere i propri obiettivi attraverso l'analisi scientifica del movimento.

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